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San Martino, una festa contadina dal sapore pagano

San Martino, una festa contadina dal sapore pagano

di Roberta Tinarelli

San Martino è uno dei santi più importanti d’Italia, celebrato con feste e riti di origine antichissima, che affondano le radici nei baccanali pagani legati alla fertilità e alla rinascita. Una mescolanza di sacro e profano, di passato e presente che oggi sopravvive nelle tante iniziative culturali e gastronomiche, che vedono il giorno di San Martino bagnato dal vino novello e benedetto da cibi e gesti propiziatori.. Esattamente come avveniva nei secoli passati.

San Martino, tra storia e leggenda

L’11 novembre termina il ciclo di 12 giorni iniziato con la vigilia di Ognissanti e dedicato ai defunti, ricordato in dialetto come Capetiempe”, il capodanno contadino che si celebra a conclusione dell’anno agricolo. Tale giorno coincide con la festa di San Martino di Tours, in memoria della sua morte avvenuta nel 397.

Le leggende legate al santo originario della Pannonia (attuale Ungheria) sono tante, ma la più celebre è legata al famoso “taglio del mantello”. Si narra che, quando era ancora un soldato, Martino incontrò lungo la strada un povero mendicante vestito di stracci; mosso da compassione, il santo scese dal cavallo e tagliò a metà il suo mantello, donandone una parte all’uomo. Il gesto segnò la conversione di Martino al Cristianesimo che fu benedetto dal cielo con un sole eccezionalmente luminoso per la stagione. È da qui che nasce la cosiddetta  “estate di San Martino”, un periodo relativamente caldo e sereno prima dell’arrivo del grande freddo.

La festa dei cornuti

In Abruzzo il giorno di San Martino assume una connotazione del tutto particolare, poiché coincide con la “festa dei cornuti” e il santo è considerato protettore dei mariti traditi. Le origini di questa celebrazione non sono chiare, ma trovano riscontro in tutto il territorio abruzzese. Alcuni tirano in causa la sorella del santo, famosa adultera sfuggita dal controllo del fratello. Forse il significato è da cercare più indietro nel tempo, negli antichi riti pagani legati alla fertilità, nei quali venivano portati in processione animali cornuti come buoi e capre. E dalla tradizione pagana deriva anche il fatto di considerare San Martino protettore della campagna e del vino.

Il capodanno dei contadini

Il culto del santo s’inserisce nel ciclo dei lavori agricoli, segnando la fine della stagione del raccolto e l’inizio di una nuova fase. Questa ciclicità ha un significato importantissimo nel mondo contadino, dove la stagionalità del calendario segna lo scorrere della vita, fuori e dentro i campi. Non è un caso se si pensa che, fino a qualche decennio fa, qualsiasi contratto in ambito agricolo avesse scadenza l’11 di novembre. Il duro lavoro estivo era ormai concluso e, per prepararsi all’arrivo dell’inverno, si festeggiava intorno al focolare assaggiando il vino appena spillato dalle botti e gustando abbondanti banchetti.

La festa di San Martino ai tempi dei social

Questo bagaglio di tradizioni sopravvive ancora oggi nelle strade e nelle cantine di tutta Italia, anche se forse non ce ne rendiamo conto. Non importa se non facciamo i contadini di mestiere o se l’invito a un evento ci sia arrivato tramite Facebook; partecipiamo comunque agli stessi rituali, allo stesso modo dei nostri bisnonni.

Nel giorno di San Martino il calendario pullula di sagre e feste in ogni angolo d’Italia, e naturalmente l’Abruzzo non è da meno. Servirebbe un articolo a parte solo per elencare tutti i piatti della tradizione preparati in onore della fine del Capetiempe!

Una delle ricette più particolari che merita di essere menzionata è la “pizza col soldino” (o “pizza col quattrino”). Si tratta di una semplice focaccia a base di acqua e farina, priva di lievito, al cui impasto viene aggiunta una monetina (forse richiamo al famoso “obolo di Caronte” che veniva messo in bocca al defunto come lasciapassare per l’Aldilà). La pizza si consuma in compagnia e chi trova la moneta sarà baciato dalla fortuna.. Dopo aver offerto da bere a tutti gli altri!

Vino e caldarroste in onore delle proprie radici

Quello che sicuramente non può mancare nel giorno di San Martino è un bel bicchiere di vino novello e un cartoccio di caldarroste fumanti. Il termine “caldarrosta” deriva probabilmente dalla fusione degli aggettivi “calde” e “arrosto” riferiti alle castagne cotte sulla brace. Il consumo della castagna è legato fortemente alla vita contadina, tanto da meritare l’appellativo di “pane dei poveri”, soppiantata solo con l’arrivo della patata e del mais dopo la scoperta dell’America.

Questo San Martino ormai ce lo siamo lasciati alle spalle, ma per il prossimo magari ci ricorderemo che ogni volta che sgranocchiamo una castagna o beviamo del vino, non facciamo altro che tenere in vita la tradizione. Inconsapevolmente, ogni 11 novembre diventiamo fautori di un mondo apparentemente dimenticato, ripetendo riti e gesti antichi di millenni.

Per approfondire:

Capetiempe, il capodanno contadino d’Abruzzo


“Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar”

(da San Martino di Giosuè Carducci)

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