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La (magica) notte di San Giovanni

La (magica) notte di San Giovanni
di Roberta Tinarelli

In questo periodo dell’anno mi torna sempre in mente un ricordo legato all’infanzia. Eravamo andati a trovare i parenti in Romagna, l’automobile sfrecciava sulla “cara vecchia” A14 ed io, seduta dietro, sbirciavo fuori dal finestrino. Il sole era tramontato da poco e nei campi lungo la strada si vedevano mucchi di sterpaglie, rami e foglie secche – forse anche qualche vecchio mobile – che pian piano prendevano fuoco incendiando l’oscurità crescente. Quei falò continuarono a danzare gioiosi lungo tutto il tragitto, accompagnando il mio viaggio e rendendolo speciale e indimenticabile.

Ero troppo piccola per sapere che quella non era una notte come le altre, era la Notte di San Giovanni.

Il trionfo del Sole

La suggestione di quella sera mi è rimasta addosso, impressa nel mio cuore e nella mente. Forse, nella mia ingenuità di bambina, avevo intuito che si trattava della notte più magica dell’anno.

La Notte di San Giovanni è da secoli considerata carica di potere e sortilegio, momento ideale per gesti e rituali di protezione, guarigione e buon auspicio. Si tratta di una tradizione antichissima diffusa in tutta Europa e tramandata attraverso le generazioni.

La notte tra il 23 e il 24 giungo è notoriamente dedicata a San Giovanni Battista, ma affonda le sue radici nei culti precristiani. I pagani celebravano il solstizio d’estate (20/21 giungo) in cui il sole raggiunge l’apogeo splendendo vigoroso nel cielo. Ma tutto ciò che sale prima o poi deve scendere. Dopo questa data, infatti, l’astro solare inizia il suo lento ma inesorabile declino.

Gli antichi credevano che il Dio Sole attraversasse due portali (rappresentati dai solstizi) per accedere al mondo materiale e poi a quello spirituale. Il 21 dicembre il Sole rinasce e inizia la sua salita verso l’apice, mentre a giugno si avvia verso il declino, discendendo lentamente nel regno degli inferi. Il guardiano di queste due soglie era Giano Bifronte, dio del principio e della fine, sostituito dalla Chiesa con i due Giovanni: il Battista a giugno e l’Evangelista a dicembre.

È un momento di passaggio in cui il confine tra realtà materiale e mondo invisibile si fa più sottile, penetrabile. Le celebrazioni si tramandano in tutta Europa, derivate dalle tradizioni norrena e celtica. In queste culture il solstizio è chiamato Midsummer, Litha o Festa di Mezza Estate, poiché la bella stagione ha per loro inizio il 1° maggio (detto May Day o Belatane).

Giano Bifronte (foto da Wikipedia)

Riti, credenze e sortilegi

La Notte di San Giovanni è ricca di rituali e leggende derivate dal folklore e osservati ancora oggi. Nella “notte dei contrari” la luna si sposa col sole, l’acqua danza col fuoco e luce ed ombra si confondono. Simboli maschili e femminili si mescolano per celebrare l’apoteosi del sole, passati attraverso i secoli dalla dea Iside al santo cristiano. Oltre all’accensione dei falò a scopo protettivo e purificatorio, sono diffusi molti riti legati all’acqua.

Celebre è la Guazza (in abruzzese la uazze) o acqua di San Giovanni, ottenuta esponendo durante la notte una ciotola d’acqua di fonte con dentro una mistura di fiori ed erbe. La “ricetta” varia secondo le zone, ma l’elenco da cui attingere è scrupolosamente composto di 26 erbe. Sono le famose erbe di San Giovanni con cui si realizza anche l’omonimo Mazzetto. Deve essere composto da 7 o 9 essenze, poi messo a seccare e conservato fino all’anno successivo per attirare la fortuna e scacciare il malocchio.

Le erbe più diffuse sono: ruta, salvia, artemisia, menta, iperico (detto “scacciadiavoli”), rosmarino, aglio, felce, agnocasto, lavanda, verbena, ribes, prezzemolo, ginestra, sambuco e noce.

La saggezza popolare ha intuito in maniera empirica ciò che la scienza ha poi confermato. È in questo periodo, infatti, che le piante medicinali raggiungono il loro periodo balsamico, diventando ricche di principi attivi e curativi. Come al solito la leggenda cela sempre una base di verità.

Oltre le erbe anche la rugiada mattutina è considerata prodigiosa. Le donne stendevano enormi teli sui prati per l’intera notte, strizzandoli appena prima dell’alba per raccogliere la preziosa rugiada. E mentre le contadine raccoglievano la “guazza”, le streghe facevano incetta di noci acerbe per trarne il famoso nocino, liquore dalle potenti doti curative. Non a caso questa data si è meritata l’appellativo di Notte delle Streghe, proprio per il suo bagaglio di magie, significati e misteri.

Il 24 giugno è inoltre considerato il giorno perfetto per sposarsi poiché il matrimonio, come il solstizio, costituisce un importante rito di passaggio. Non è certo un caso se il viaggio di nozze è detto anche “luna di miele”… Non è altro che un omaggio al plenilunio di giugno, così chiamato per l’abbondanza del miele prodotto dalle api.

Mazzetto di San Giovanni

Divinazione per ogni esigenza

Non solo riti protettivi e di buon auspicio, la notte di San Giovanni è particolarmente propizia anche per conoscere il futuro. Tarocchi, rune e I-ching vanno benissimo, ma i nostri antenati hanno messo a punto metodi decisamente originali e creativi.

Il più celebre è senza dubbio il “veliero di San Giovanni”, un metodo divinatorio semplice e intuitivo. Basta prendere un recipiente di vetro con dentro acqua e l’albume di un uovo, lasciarlo fuori dalla finestra per tutta la notte e ritirarlo appena prima dell’alba. Osservando le bollicine formate in superficie sarà possibile scorgere un disegno il cui significato andrà poi interpretato – basta cercare su Google. Se la forma ricorda quella di un veliero o di una nave, sarà un anno strepitoso e pieno di fortuna.

Altra usanza è quella di bruciare la corolla di un cardo mariano e spargerla in una bacinella d’acqua; se al mattino i petali saranno rinverditi giungerà presto il vero amore.

L’amore è protagonista d’innumerevoli riti divinatori – tema sempre in voga, agognato e sofferto oggi come allora. Le ragazze nubili, ad esempio, usavano mettere sotto il cuscino una fava intera, una sbucciata a metà e una buccia vuota per poi dormirci sopra tutta la notte. Al risveglio la fanciulla “estraeva” una fava che le avrebbe annunciato lo status del futuro marito: ricco, normale o povero.

Ed era usanza comune alzarsi presto per aspettare l’alba, nella speranza di scorgere nel sole rosso color del sangue la testa mozzata del Battista. La macabra visione avrebbe annunciato la lieta notizia di un imminente matrimonio o l’arrivo del grande amore.

Anche l’amicizia ha un ruolo centrale in queste celebrazioni. È il momento ideale per stringere legami o rinsaldare quelli di vecchia data. Coppie di amiche e amici – o, più tradizionalmente, comari e compari – si lavano viso e mani a vicenda con la rugiada raccolta al mattino per poi scambiarsi i mazzetti di San Giovanni.

E chi ha la fortuna di nascere in questa notte pare sia dotato di speciali poteri e protetto a vita dal malocchio. E in fondo la magia dev’essere una cosa vera se, dopo tutti questi anni, è rimasta così viva l’emozione di tutti quei falò lungo la strada verso casa.

Acqua di San Giovanni (foto dal web)
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