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Schiavi di Abruzzo, terra di approdo e di partenze

Schiavi di Abruzzo, terra di approdo e di partenze
di Roberta Tinarelli

Da popolo di migranti a terra di emigrati

“Sclavi” è l’antico nome di Schiavi d’Abruzzo e deriva dal latino “sclavus” che significa Slavi. Attestato già nel 922,  questo toponimo la dice lunga sulle origini del piccolo centro abruzzese, sorto nei pressi dell’area archeologica dei Templi Italici. Il nucleo medievale dell’attuale paese sembra sia stato fondato da una colonia di Slavi proveniente dalla Dalmazia. Questo fenomeno rientra nelle grandi migrazioni avvenute dopo il crollo dell’Impero Romano, che hanno visto coinvolte le popolazioni “barbariche” provenienti da est e da nord.

Da terra d’approdo, col passare dei secoli, Schiavi d’Abruzzo è diventato punto di partenza. È da qui, infatti, che nel 1888 partì Almerindo Porfilio, illustre schiavese italoamericano, emigrato oltreoceano all’età di unidici anni. Negli Stati Uniti Almerindo venne ribattezzato Portfolio e iniziò la sua avventura dal basso, svolgendo lavori umili come il fattorino e lo strillone. In pochi anni riuscì a ottenere successo e raggiunse l’apice della carriera negli anni ‘30, diventando vicesindaco e tesoriere di New York.

Nonostante la scalata al successo e gli incarichi di prestigio, Almerindo non dimenticò mai le proprie origini e finanziò importanti opere nel suo paese natale, come l’installazione della corrente elettrica. Fu grazie a lui che il 24 febbraio del 1924 a Schiavi d’Abruzzo fu accesa la prima lampadina.

 


Per approfondire:

Etimologia del cognome Lo Schiavo

Almerindo Portfolio

Comune di Schiavi d’Abruzzo

 

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